Wednesday, December 29, 2010

Letter from Pontifical Commission "Ecclesia Dei" to FIUV


Members and supporters of Pro Tridentina (Malta) will be pleased to hear that a letter has been received by FIUV's Executive President from the Secretary of the Pontifical Commission Ecclesia Dei, Monsignor Guido Pozzo, about the report submitted to the Commission on the third anniversary of Summorum Pontificum. Pro Tridentina (Malta) contributed to this report. The report was well received in Rome.

Monday, December 27, 2010

Tridentine Mass 31 December 2010

On behalf of the organisers, Pro Tridentina (Malta) would like to invite you to join in thanksgiving to the Lord at the end of the year, during a Sung Mass in the Extraordinary Form of the Roman Rite. Mass to be held in Saint Theresa Church, Cospicua, starting at 10:30 (31 December).

Friday, December 24, 2010

Blessed Christmas




Amabilissimi fratres,





magna cum benevolentia salutem plurimama mittimus vobis!


In hac Domini Nativitatis solemnitate, Deus pater et creator noster, qui ex Beata Maria Virgine nasci dignatus est, concedat vobis gaudium spei, salutis, sui amoris atque misericordiae erga vos.



Deiparae Mariae sanctique Joseph intercessio vobiscum sit per cunctum annum venturum, ut feliciter, pie ac in Altissimi gratia agatis!




Godwin Xuereb

Saturday, December 4, 2010

Report on the Third Anniversary of the Motu Proprio Summorum Pontificum


Malta (in the public part) was mentioned twice, both are positive for us if we build up on them:

"There has been some small growth in England and Wales, in France, in Ireland, Malta, Poland, and Spain, due, in most part, to energetic lay people who will not be deterred." (p.10 my emphasis)

"In Malta the outlook is very positive. It is particularly encouraging that many lay persons are very young and therefore the future of the Extraordinary Form of the Mass in Malta looks bright, notwithstanding the lack of cooperation by the local church hierarchy." (p. 14 my emphasis)

Wednesday, November 24, 2010

Blog under Construction

In a way, this photo is symbolic of the work that Pro Tridentina (Malta) will be facing in the months and years to come to ensure that what is a Catholic's right to have the Tridentine Mass will be ensured in Malta and Gozo. Unfortunately, this is an uphill struggle but one day this right will become a reality and Maltese and Gozitans will be able to benefit from its spiritual fruits.

Godwin Xuereb

Sunday, November 14, 2010

An important clarification from Ecclesia Dei (in Italian)

Il motu proprio Summorum Pontificum di S.S. Benedetto XVI dà facoltà a tutti i sacerdoti cattolici di rito latino, siano essi secolari o religiosi di celebrare nella forma extraordinaria del rito romano in tutto l’Orbe cattolico, usando il Messale di Giovanni XXIII ed. 1962, senza aver bisogno di alcun permesso né della Sede Apostolica né dell’Ordinario (cf. S.P. art. 2). Dare la licenza di celebrare in una parrocchia o in una rettoria spetta rispettivamente al Parroco o al Rettore (cf. S.P. art. 5 §3 e §5). Se la chiesa non avesse un Rettore designato, spetta al parroco del territorio, dove è ubicata la chiesa, dare la suddetta licenza. Il Motu Proprio all’art. 5 §3 stabilisce altresì che ai fedeli e ai sacerdoti che chiedono la celebrazione secondo il Messale del b. Giovanni XXIII, il parroco permetta le celebrazioni in questa forma extraordinaria anche in circostanze particolari. Trattandosi di una Santa Messa a conclusione di un convegno, si può legittimamente considerare una “circostanza particolare”, a condizione però che il sacerdote celebrante sia idoneo alla celebrazione e non giuridicamente impedito (cf. S.P. art. 5 §4).

Friday, October 29, 2010

Tridentine Mass 1 and 2 November 2010



IMPORTANT NOTICE




A solemn High Tridentine Mass will be celebrated on November 1st marking the Feast of All Saints and again on November 2nd marking the feast of All Souls. Mass will be begin at 10:30 AM at St. Andrews Parish Church (L-Ibrag).




The mass is not organised by Pro Tridentina (Malta) but by several people from this parish. But, needless to say, we wholeheartedly support these initiatives.




Feel free to invite friends along.




In Domino,




Godwin

Wednesday, October 27, 2010

Gli effetti del motu proprio nelle diocesi del mondo





Da Rorate caeli (e relativi commenti) prendiamo questo conteggio redatto da Peter Karl Perkins inerente l'estensione delle Messe tridentine per effetto del motu proprio. Sono computate a parte quelle della Fraternità San Pio X, per meglio enucleare l'avanzata tradizionale per il solo effetto del motu proprio (la FSSPX, ovviamente, non aveva bisogno di attendere la liberalizzazione, che pur ha nobilmente richiesto a vantaggio di tutta l'ecumene, per impiantare nuovi centri di Messa).
Il primo numero accanto al nome di ogni paese si riferisce al 2005, all'inizio di questo pontificato, ed indica le diocesi che a quella data avevano una Messa tridentina almeno ogni domenica e festa di precetto. Si tratta quindi delle messe concesse in applicazione dei vecchi indulti del 1984 e 1988, quando l'arbitrio episcopale era sovrano (oggi lo è ancora, ma non più di diritto, solo di fatto). La seconda cifra recensisce invece la situazione delle diocesi 'virtuose' al 2010 (eventualmente tra parentesi con la specificazione di dati intermedi).
Si ripete: i numeri che seguono indicano il numero di diocesi (con almeno una, a volte più, Messe ogni domenica e festa di precetto), non il numero totale di Messe, che è ovviamente superiore (sia perché in molte diocesi vi sono più Messe, sia perché non si considerano ai fini del computo le Messe con intervallo maggiore di quello settimanale o tenute solo in giorni feriali). Indichiamo quando possibile anche il totale delle Messe 'regolari' e quelle della FSSPX (sempre considerando solo quelle che si celebrano almeno ogni domenica e festa di precetto).
Italia: 15, (41 nel 2008), 52 diocesi (più che triplicate, ma pur sempre meno di un quarto del totale). Totale diocesi esistenti: 214.
Totale Messe: 81 + Totale Messe FSSPX: 15.
Francia: 65 (74 nel 2008), 78 diocesi. Totale diocesi esistenti: 93.
Totale Messe: 201 + Totale Messe FSSPX: 215
Germania: 10, 23 diocesi. Totale diocesi esistenti: 28.
Totale Messe: 54 + Totale Messe FSSPX: 64
Spagna: 3, 11 diocesi. Totale diocesi: 69
Totale Messe: 16 + Totale Messe FSSPX: 4
Polonia: 6, 12 diocesi. Totale diocesi: 40
Totale Messe: 16 + Totale Messe FSSPX: 12
Portogallo: 0, 1 diocesi. Totale diocesi: 20
Totale Messe: 2 + Totale Messe FSSPX: 2
Austria: 5, 7 diocesi. Totale diocesi: 9
Totale Messe: 13 + Totale Messe FSSPX: 11
Svizzera: 3, 4 diocesi. Totale diocesi: 6
Totale Messe: 29 + Totale Messe FSSPX: 40
Belgio: 5, 6 diocesi. Totale diocesi: 8
Totale Messe: 15 + Totale Messe FSSPX: 6
Olanda: 1, 3 (incremento ma con perdita di Rotterdam, l'unica del 2005). Totale diocesi: 7
Totale Messe: 5 + Totale Messe FSSPX: 2.
Lussemburgo: 0, 1. Totale diocesi: 1
Totale Messe: 1. Totale Messe FSSPX: 0
Liechtenstein: 0, 1. Totale diocesi: 1
Totale Messe: 1. Totale Messe FSSPX: 0
Inghilterra e Galles: 9, 19. Totale diocesi: 22
Totale Messe: 38 + Totale Messe FSSPX: 18.
Scozia: 2, 3 diocesi. Totale diocesi: 8.
Totale Messe: 3 + Totale Messe FSSPX: 3
Irlanda: 4, 6 diocesi. Totale diocesi: 26
Totale Messe: 6 + Totale Messe FSSPX: 6
Filippine: 5, 7. Totale diocesi 86.
Australia: 10, 11 diocesi.
Nuova Zelanda: 2, 5. Totale diocesi: 6
U.S.A.: 112, 149 (significativo il numero di Messe già concesso dai vescovi ai tempi dell'indulto, segno dell'assenza in molti presuli americani della chiusura ideologica che affligge la maggior parte dei loro colleghi nel resto del mondo). Totale diocesi: 195
Totale Messe: 358 + Totale Messe FSSPX: 116.
Canada: 11, 14 diocesi. Totale diocesi: 71.
Totale Messe: 28 + Totale Messe FSSPX: 18
Messico: 1, 5 diocesi. Totale diocesi: 94.
Totale Messe: 11 + Totale Messe FSSPX: 11
Brasile: 7, 21 diocesi (triplicazione non comparabile con alcun altro paese latinoamericano). Totale diocesi: 272
Argentina: 2, 2 (accanita ostruzione del card. Bergoglio e complici) diocesi. Totale diocesi: 72
Colombia: 1, 2 diocesi
Peru: 1, 2 diocesi
Sud Africa: 0, 1 diocesi
Gabon: 1, 2 (grazie all'I.C.R.S.S.) diocesi
Ungheria: 1, 3 diocesi. Totale diocesi: 12.
Totale Messe: 3. Totale Messe FSSPX: 0
Repubblica Ceca: 1, 4 diocesi (Olomouc aggiunta questa settimana). Totale diocesi: 8
Totale Messe: 7 + Totale Messe FSSPX: 1 (a Brno).
Slovacchia: 0, 1 diocesi. Totale diocesi 6.
Totale Messe: 1. Totale Messe FSSPX: 0
Lituania: 0, 1 diocesi. Totale diocesi: 8
Totale Messe: 1 + Totale Messe FSSPX: 2
Svezia: 0, 1 diocesi. Totale diocesi: 1
Totale Messe: 2. Totale Messe FSSPX: 0
Enrico

Monday, October 25, 2010

The Case for the Extraordinary Form of the Mass (3)



Tuesday, 17th July 2007


Liturgy in Latin (2)


Charlò-Carmel Camilleri, O.Carm. Balluta.


In reply to Angelo Micallef's concerns (July 10) about the Apostolic Letter Summorum Pontificum that allows for wider celebration of the "old" Roman Missal, it has to be clarified that Pope Benedict's directives permit the use of the Roman Missal promulgated by Blessed Pope John XXIII in 1962.


Claims on the supposed "rift" and "distance between us and those of the Jewish faith", which will spring forth as a consequence of the use of this "old Latin liturgy" (July 6) are unfounded inasmuch as in 1959, Pope John XXIII removed from the "old" missal the notorious phrase concerning Jews and used in the prayer of the faithful on Good Friday. Still, even in the post-Vatican II rite, Catholics, on Good Friday, pray among others, for Jews, for those who do not embrace any faith and for people who embrace other religious beliefs.


The Pope himself explained the motivation behind this allowance, saying among others that: i) the 1962 missal "was never juridically abrogated and, consequently, in principle, was always permitted"; ii) that there is still in the Roman Catholic Communion "a good number of people who remained strongly attached to this usage of the Roman Rite". After Vatican II the "old rite" did not remain in use only by the Society of St Pius X, founded by Archbishop Marcel Lefebvre and who was excommunicated on reasons that "were at a deeper level" other than his "fidelity to the old missal".


There is no reason for anybody to "feel further distanced from the faith" because of this issue. For a priest to celebrate Mass in the "old rite" there should be a community of Catholics who ask for it. No one is obliged to do so. The Pope is only allowing those who wish, to do so.


Motivated by "charity and pastoral prudence", the Pope's invitation is to "generously open our hearts and make room for everything that the faith itself allows". Considering that even after Vatican II, there are still religious orders who have their proper liturgical norms and rites, which differ from the the Roman Rite, this is no strange move. Even Catholic communities in full communion with the Pope, like the Greek Catholics and the Archdiocese of Milan, still use their own liturgical rites! So, there should be nothing strange about this allowance and about having two forms of the Roman Rite.


I interpret it is another practical move by the present Pope to promote unity in diversity in the Catholic Church itself, breaching the ever-present rift between "traditionalists" and "liberalists" attempting to foster between them mutual understanding. During the Mass for the inauguration of his pontificate in April 24, 2005 the Pope explicitly expressed his commitment to unity in the following words: "Lord, remember your promise. Grant that we may be one flock and one shepherd! Do not allow your net to be torn, help us to be servants of unity!"




Godwin Xuereb, Pro Tridentina (Malta) President's comment: short bio from the Carmelite Order's website. Fr. Charlò-Carmel, of the Maltese Carmelite Province, was born on 24 March 1975. He entered the Order in 1992, and did his noviciate in Pisa (Italy). On 25 July 1994 he made his simple profession and on 30 September 1997 made his solemn profession. He was ordained to the priesthood on 3 August 2001. Between 1994 and 2000 he attended the State University of Malta from where he graduated in Philosophy, History of Art and Theology. In 2002, he also obtained his Master’s degree in Pastoral theology from the same university. His thesis is entitled: Carmel: A Spirituality of Beauty. These last few years he has been master of novices and director of postulants and students in the Maltese Carmelite Province. In 2004 he obtained a Diploma in Formation Studies (CIFS) at the Pontifical Gregorian University and in 2007 obtained a Doctorate in Spiritual Theology from the same university. His Doctoral Thesis is entitled: Union with God as Transformation in Beauty. A Literary-Spiritual Analysis of the Colloquies of Santa Maria Maddalena de' Pazzi (1566 - 1607). At present he lives at the Carmelite Priory in Balluta, Malta. He is author of various articles and books on theology and spirituality.

The Case for the Extraordinary Form of the Mass (2)



Tuesday, 17th July 2007


Liturgy in Latin (1)


Edric Micallef Figallo, Nadur.


Angelo Micallef (Mass in Latin, July 10) has expressed doubts on the recent Summorum Pontificum, the latest much awaited motu proprio issued by Pope Benedict XVI. Like him, I am a young layman and a Catholic faithful.


Mr Micallef apparently implies that he thinks the question of the liturgy is a mere question of language. However, the question goes far beyond the usage or not of Latin.


In relation to Jewish-Catholic relations it should be noted that the Vatican has already provided satisfactory explanations unless one is most paranoid. The modality of Catholic liturgy and doctrine is the prerogative of the Catholic Magisterium and is not to be determined by anyone of other faiths or thought streams. Such a prerogative is a true act of insolent intolerance and nothing more. Why not eliminate the Gospels as offensive to Jewish notions of monotheism and the Messiah?


Pope John Paul II working against Latin in the liturgy or in anything else is the product of Mr Micallef's imagination. The Vatican has never pushed for the de facto disuse of Latin, and especially it did not seek the same de iure. Cardinal Dario Castrillón Hoyos, a senior figure in the question, has recently stated on Il Giornale that what Pope Benedict XVI recently publicised was also planned by Pope John Paul II.


It is very significant to note that the Pope in the past stated that while the Church positively sought to reapproach Protestants and Orthodox, some took a negative attitude towards traditionalist Catholics. Perhaps this is something that Mr Micallef should consider since if there were ever any disgruntled Catholics whose faithfulness to doctrine was not based on progressive do-it-yourself notions or the latest socio-political trends, these are so-called traditionalist Catholics many of whom are in communion with Rome. More preposterous is preferring to heed the views of those who don't even profess themselves as Catholic Christians in the first place, as Mr Micallef seems to imply.


The motu proprio is indeed a charitable act bestowing hope on many faithful. Complaints on this motu proprio are irrational as greater rights have been granted to all, and not lesser to anyone. Choice has been amplified, no one has been limited ecclesiastically and many have been reapproached. Those who distance themselves from the Church due to this do so because they want to distance others from the Church for no sound doctrinal reason but on mere whims.

Important to consider is the exponential growth of traditional Catholic faithful within the Catholic fold in a growing age of secularisation in the western world. This is contrasted with a contrary trend in more lukewarm or merely cultural Catholics. This is quite indicative.


Concluding, I pray for and thank Pope Benedict XVI for his veritable charitable act for all the Church and I hope that our national bishops will implement appropriate solutions in due time.


Godwin Xuereb, Pro Tridentina (Malta) President's comment: Mr. Micallef Figallo is Pro Tridentina (Malta)'s Secretary. A well-written reaction to the original post by Angelo Micallef on the Times of Malta.

The Case for the Extraordinary Form of the Mass (1)



Monday, 23rd July 2007


On the road to Salvation


Fr Brendan Mark Gatt, Mosta.


The new Apostolic Letter, Summorum Pontificum, has indeed made it easier to use the 1962 Missal. However, as Pope Benedict notes, it should also highlight the innate beauty and greatness of the "modern" Roman Missal, since it is "a twofold use of one and the same rite", rather than a case of two rites.


Consequently, readers like Angelo Micallef (Mass In Latin, July 10) need not worry about the re-introduction of the 1962 Missal. It is not as though from September 14 onwards all Masses will be celebrated in Latin. No priest or group of faithful can impose the Latin Missal upon a congregation. One reason is practical: as Mr Micallef points out, few people nowadays (and precious few priests, I would add) understand Latin.


The Pope demands that those seeking Latin celebrations possess enough formation in liturgy and Latin to participate fruitfully. Otherwise we risk playing with the Mass.


Another reason is juridical: although the older Missal was never abrogated, it has now been clarified that its status is "extraordinary", whereas the 1970 Missal remains the ordinary one.

Mr Micallef refers to a Pope whom we honour and hail as a saint, probably Blessed John XXIII. Yet, the claim that he "worked tirelessly to reduce the importance of Latin" is a bit of a caricature and has nothing to do with his greatness. Pope John (who did much to bring the Church in step with the times) is only indirectly responsible for the liturgical reform: he died soon after the inauguration of Vatican Council II. Ironically, we owe the very Missal being facilitated by Summorum Pontificum to him, since it was published in 1962 under his authority.


Rather, it was Pope Paul VI (unfairly labelled by some nostalgics as "weapon of Mass destruction") who sought to make the liturgy more accessible to a people sadly no longer conversant with Latin. A tragic side effect to this renewal was the whole gamut of abuse which crept in under its cover: from general apathy, to priests who thoughtlessly modify liturgical texts (thus disrespecting both liturgy and faithful); from hosts with chocolate chips or raisins added to them (to liven them up, presumably), to Masses interrupted halfway through for a barbecue (ostensibly to emphasise the meal aspect). And, finally, the pièce de résistance: a Halloween Mass in costume, featuring an extraordinary minister distributing Communion, dressed as a devil! No wonder some disgruntled Catholics feel that the liturgy has been debased.


The Church's history is painfully littered with relatively small misunderstandings that became long-lasting divisions. Hence, our seeking for reconciliation must extend on many fronts. The "lifting of the veil" applies above all to us. It demands humility and generosity, both internally (extending the olive branch to all dissenters, be they Lefebvrites or liberals) and externally (a will to share our spiritual riches). The much-maligned prayer for the Jews must be viewed in this light: a tribute to the Chosen People, and a prayer that those who first received the promise of salvation may understand that it has indeed been fulfilled. I find that uplifting, not insulting.




Godwin Xuereb, Pro Tridentina (Malta) President's comment: a not so recent contribution, first published in the Times of Malta, but still valid as far as the situation in Malta is concerned. It shows what an uphill struggle people who are in favour of the Extraordinary Form of the Roman Rite face in Malta.


Thursday, October 21, 2010

Monsignor Domenico Bartolucci

di Rodolfo Vargas Rubio

Monsignor Domenico Bartolucci (Borgo San Lorenzo nella Toscana, 7 Luglio 1917), Maestro Perpetuo della Cappella Musicale Pontificia Sistina, compositore e Accademico di Santa Cecilia, riceverà anche lui il rosso capello dalle auguste mani di Sua Santità il Papa Benedetto XVI nell’annunziato concistoro di 20 novembre prossimo venturo. Anche se nel suo caso la sacra porpora sia puramente testimoniale (dato che il nuovo cardinale ha 93 anni e quindi non svolgerà nessun carico curiale ne parteciperà ad alcun eventuale conclave), si tratta comunque di una giusta ricompensa per tutto quello che lui ha fatto per la difesa della musica sacra, particolarmente nei più procellosi e difficili tempi della contestazione liturgica.

Friday, September 3, 2010

FSSP Priestly Vocations DVD Arrives!


Press Release

FSSP Priestly Vocations DVD Arrives!

 
DENTON , Nebraska – 30 August 2010 – The Priestly Fraternity of Saint Peter is pleased to announce the completion of a 28 minute DVD entitled “To God Who Giveth Joy To My Youth.”

The title, taken from the opening words of Mass in the Extraordinary Form, embodies the essential goal of priestly formation in the Fraternity of Saint Peter. This new video explores in particular the work of priestly formation in the Fraternity's English-speaking seminary in Denton , Nebraska .


The Priestly Fraternity of Saint Peter presents through this DVD an introduction helpful for generous young men discerning a priestly vocation. At the same time, the film will provide everyone with a thorough portrait of daily life at the seminary.

In the Church, the members of the Priestly Fraternity of Saint Peter have the fundamental charism of sanctifying themselves through the faithful celebration of Holy Mass and the Sacraments in the Extraordinary Form of the Roman Rite. At the same time, they offer to souls the fruits of the graces of their vocation by making the liturgy in the Extraordinary Form available to all Catholics. Throughout the seminary's intensive seven year program, each of the various elements and stages of formation has as its purpose the formation of priests whose union with God is pursued through the traditional liturgy.

Viewers are invited to see how the Fraternity seminary, drawing on the Church's rich tradition of priestly formation, forms zealous priests through the study of Thomistic philosophy and theology, Latin, Gregorian Chant and also through the elements of community life including spiritual direction, manual labor and recreation.

Discover how one seminary receives a man and prepares him for his transformation into an Alter Christus, “Another Christ” for the glory of God and needs of souls.

The video -- in three parts -- may be viewed via YouTube.

For DVD copies or for more information, please contact

Our Lady of Guadalupe Seminary
7880 West Denton Road
Denton , Nebraska 68339
phone (402) 797-7700

About the Priestly Fraternity of St. Peter

Established in 1988 by Pope John Paul II, the Priestly Fraternity of Saint Peter is a Society of Apostolic Life of Pontifical Right. The Priestly Fraternity of Saint Peter strives to serve the Catholic Church by means of its own particular and specific role or objective, i.e. the sanctification of priests through the faithful celebration of the Extraordinary Form of the Roman Rite. Through the spiritual riches of the Church’s ancient Roman liturgy, the priests of the Fraternity seek to sanctify those entrusted to their care. The Priestly Fraternity instructs and trains its priests to preserve, promote, and protect the Catholic Church's authentic liturgical and spiritual traditions in over 16 countries worldwide. The Fraternity has over 200 priests and 125 seminarians studying in its two international seminaries in Bavaria , Germany and Denton , Nebraska. For information.

About Our Lady of Guadalupe Seminary

Located in rural Denton , Nebraska , is the English-speaking seminary for the Priestly Fraternity of Saint Peter. Men from all over the world, come to study for the priesthood in the seminary’s seven year program. A few represented countries include Australia , Hong Kong, the French West Indies and England. For information.

Sunday, August 29, 2010

Viva t-“Tridentiżmu”!


Fr. Mark Montebello O.P.

It-Torċa tal-Ħadd, 2 ta’ Settembru 2007



Id-digriet tal-Papa Benedittu XVI li reġa’ qala’ minn taħt it-trab il-quddiesa Tridentina aktarx ħoloq ferment sħiħ fit-“Tridentisti” Kattoliċi! F’daqqa waħda, jidher li splodiet il-kaċċa għal kull ħaġa qadima u skaduta li kienet marbuta mal-quddiesa Tridentina u beda kummerċ sħiħ ta’ kull xorta ta’ ċekċik ma’ l-antikalji tal-Knisja Kattolika! F’diversi pajjiżi, inkluż Franza, l-Italja, l-Ingilterra u Spanja, bdew isiru korsijiet ta’ malajr għas-saċerdoti li jridu jitgħallmu l-Latin u d-dettalji ritwalistiċi kollha tal-quddiesa Tridentina!

Merħba lir-Rinaxximent tat-Tridentiżmu!

Ferneżija tridentina

Jekk wieħed jidħol fis-sit www.tridentinum.com jieħu idea tajba ta’ dan il-ġenn għall-affarijiet il-qodma li kienu jikkaratterizzaw il-liturġija Kattolika sa erbgħin sena ilu. Xi wħud minna ħasbu li dawn l-antikalji kienu ntrefgħu fil-kexxun għal dejjem ta’ dejjem. Imma marru mqarrqa. Siti bħal dan li semmejt qed iħabbru rinaxximent sħiħ għall-antikalji li kienu spiċċaw u reġgħu ġew irxoxtati ... u anki prezzijiet imġedda skond l-ispirtu taz-zmien!

Websajt oħra, din id-darba f’Oxford, l-Ingilterra, qiegħda toffri helpline, DVDs u saħansitra kors ta’ tħejjija għal dawk is-saċerdoti li jridu jitgħallmu r-rit il-qadim tal-quddiesa. Toffri wkoll lil dawk li huma interessati li jirrepetu r-riti tal-quddiesa Tridentina, instruzzjonijiet ta’ meta għandek tagħmel reverenza u meta le; kemm pulzieri għandek tnizzel rasek meta tinkina u kemm iddewwimha inklinata, meta tgħaqqad idejk u kif; u elf miljun ritwal ċkejkuni ieħor. Jgħallmuk ukoll x’għandek tilbes u ma tilbisx għall-quddiesa, minfejn tixtri l-antikalji kollha u anki ta’ liema drapp u tessut huwa permess li dawn ikunu. Bil-helpline tista’ ċċempel u tistaqsi li trid dwar it-tridentiżmu kollu.

Ix-xahar li ghadda, il-Latin Mass Society ta’ l-Ingilterra u Wales offrew tliet ijiem kraxx-kors f’Merton College ta’ Oxford University. Is-Soċjetà San Piju X fi Franza ħarġu DVD fi tmien ilsna dwar kif saċerdot jista’ jqaddes bir-rit il-qadim Tridentin. Id-DVD għandu kummentarju għaddej li fih jgħidlek liema hi l-pożizzjoni eżatta (biċ-ċentimetri, jekk jogħġbok!) li saċerdot għandu jieħu f’dan il-mument u l-ieħor, kif għandhom ikunu preċiżament ħwejġu, fejn għandhom ikunu bl-eżatt il-gandlieri u l-kalċi u elf tentufa oħra bħal dawn. Meta ċ-ċelebrant jagħmel xi ħaġa li mhux suppost, tidher “LE” kbira fuq l-iskrin!

Fl-Italja, ġie ppubblikat dak li qed jissejjaħ il-“Gwida Trimelloni”. Dan hu kompendju ta’ 850 paġna li jgħidlek u jispjegalek bl-eżatt u l-preċiż ir-regoli liturġiċi kollha tar-rit Tridentin, li ma tmurx tieħu xi żball xi mkien. Għal min irid, l-Ingilterra anki ppubblikaw malajr ktieb “teach yourself” ħalli s-saċerdoti Tridentisti jitgħallmu malajr bl-amment il-Latin tal-quddiesa Tridentina.

Idea tajba?

Quddiem dan kollu, wieħed ma jistax ma jistaqsix jekk din tal-quddies Tridentina kinetx, wara kollox, idea xierqa. Wieħed m’għandux jiddubita mill-intenzjonijiet tajba tal-papa, imma naħseb li ma kienx diffiċli ħafna li wieħed jobsor x’kien se jiġri ma’ xi wħud bl-introduzzjoni mill-ġdid tar-rit Tridentin b’mod universali. Għal żewġ ġrieden, biżibilju qtates qed jitħallew jagħmlu xalata! U x-xalata tagħhom tista’ tiswa lill-Knisja qares ħafna.

Li jissaħħaħ is-sens tas-sagru fil-ħajja liturġika tal-Knisja ċertament mhijiex idea ħażina. Anzi, hi idea sublimi, mixtieqa u meħtieġa. Imma forsi l-Indult Universali tal-quddiesa Tridentina ma kienx l-aħjar mod kif seta’ jintlaħaq dan l-iskop. Milli jidher, aktar se jservi sabiex isaħħaħ ir-ritwaliżmu milli s-sagralità; aktar se jiftaħ il-bibien għall-artifiċjalità u s-superfiċjalità u jagħlaqhom għall-ġenwini, milli jġedded il-ħajja tat-talb.

X’għandna nistennew minn dan kollu? Jaqaw mhux aktar ċerimonjaliżmu u liturġiżmu? Jaqaw mhux tijonf akbar ta’ min iħobb jilgħab bl-altari, jixxaħxaħ fis-sagramentaliżmu u jħalli n-nagħġa l-mitlufa tmur għal riħha? Jaqaw mhux it-tisħiħ ta’ ċentraliżmu paternalistiku u puwerili? Jaqaw mhux aktar distorzjoni ta’ l-immaġini tal-Kattoliċiżmu u dak li l-Kattoliċiżmu jirrappreżenta?

Siegħa mudlama

Meta wieħed jaħseb kemm ġid twettaq bil-liturġija mġedda mill-Konċilju Vatikan II, wiehed jistagħġeb kif xi wħud jistgħu jikkunsidraw li jreġġgħu l-arloġġ lura. Li s-saċerdot ġie meħlus minn ritwaliżmu ristrettiv u kważi pervers mhuwiex forsi benefiċċju kbir? U li l-fidili ġew ħafna u ħafna eqreb tal-Kelma ta’ Alla u tat-talb tal-Knisja waqt il-quddies kollu mhuwiex benefiċċju li ma jixraqx li jintilef?

Minkejja dan, huwa proprju dan li xi wħud iridu jerġgħu jtellfu lill-Knisja. Huma dawn il-benefiċċji li jridu jikkanċellaw billi jreġġgħu l-arloġġ għal qabel il-Konċilju Vatikan II. Aktarx iridu jaraw li l-Knisja titrażżan mill-missjonijiet tagħha ta’ ġustizzja u paċi fid-dinja u terġa’ tingħalaq f’ritwaliżmu sterili u pervers.

Forsi dan ma jasal biex iseħħ qatt. Forsi kien meħtieġ li l-aħħar Tridentisti jingħataw il-ħabel ħalli jitgħallqu bih. Forsi dan kollu hu parti minn pjan misterjuż ta’ Alla. Min jaf? Hu x’inhu, hi siegħa mudlama.

Godwin Xuereb, Pro Tridentina (Malta) President's note: This article, written 3 years ago by Maltese Dominican friar Mark Montebello (in the photo above in "typical" attire) was very negative and in fact he tried to ridicule all the efforts being done by traditional Catholics around the world. So much for ecumenism, the spirit of Vatican II, etc. As long as traditional Catholics are concerned, every insult is acceptable and legitimate. 

This article is still very relevant because the controversial priest has been summoned to Rome recently for a meeting with the head of the Dominican Order, Fr Carlos Aspiroz Costa, in the wake of other comments he wrote in the newspapers. It had been reported that Maltese Archbishop Paul Cremona insisted that the Dominican Order take steps against Fr Montebello, following articles he wrote about divorce and paedophilia as well as the priest's defence of a Nigerian person, who was charged with resisting arrest.

Saturday, August 28, 2010

Kontra r-Rit Tridentin?


http://maltaseminary.org/sem_2008/03_about_us/rector.jpg
Ir-Rettur tas-Seminarju, Rev. Jimmy Bonnici
IL-ĠENSILLUM tal-21 ta' Awwissu 2010 kien hemm artiklu inkwetanti. Nikkwotaw:

"Ir-Rettur tas-Seminarju, Fr Jimmy Bonnici, irrikonoxxa li fost seminaristi Maltin, l-istess bħal f’pajjiżi oħra, jeżisti r-riskju ‘perikoluż’ tal-klerikaliżmu u sostna li kemm il-klerikaliżmu kif ukoll l-antiteżi tiegħu fejn seminaristi “jinħbew wara l-kunċett ta’ tolleranza u jgħixu reliġjon privata” huma ‘inkwetanti’.

Numru ta’ qarrejja ta’ IL-ĠENSILLUM online fil-ġimgħat li għaddew avviċinaw lil din il-gazzetta diġitali dwar elementi ta’ ‘neo-klerikaliżmu’ fost saċerdoti ordnati dan l-aħħar, kemm fl-ilbies tagħhom kif ukoll fil-mod kif iċċelebraw il-Prima Messa tagħhom."

Ir-reazzjoni ta' Pro Tridentina (Malta) ġiet ippublikata ġimgħa wara.
 

28 ta'Awwissu 2010

Sur Editur,

Nagħmel riferenza għall-artiklu “Ir-riskju ta' klerikaliżmu hu perikoluż” li deher fuq IL-ĠENSILLUM online tal-21 ta' Awwissu 2010. Personalment, hawn Malta nattendi l-quddiesa kemm bir-Rit skond il-Missal ta' Pawlu VI kif ukoll bir-Rit Tridentin minn saċerdoti li jqaddsu biż-żewġ forom. Ħassibni ħafna l-fatt li r-Rettur tas-Seminarju ta x'jifhem li huwa kontra r-Rit Tridentin. Tajjeb niftakru li:

"Ma hemm ebda kontradizzjoni bejn l-edizzjoni u l-oħra tal-Missal Ruman. Fil-ġrajja tal-Liturġija hemm tkabbir u progress, imma ebda qtugħ. Dak li għall-ġenerazzjonijiet ta’ qabel kien qaddis, jibqa’ qaddis u kbir anki għalina, u ma jistax f’daqqa waħda jkun għal kollox ipprojbit, jew saħansitra magħdud bħala ta’ ħsara. Ikun ta’ ġid għalina lkoll li nippreservaw ir-rikkezzi li xxettlu fil-fidi u fit-talb tal-Knisja, u li nagħtuhom il-post li jixirqilhom. Tabilħaqq, biex jgħixu għaqda sħiħa, anki s-saċerdoti tal-komunitajiet li huma marbutin mal-forma l-qadima ma jistgħux, bi prinċipju, jeskludu ċ-ċelebrazzjoni skond il-kotba l-ġodda. L-esklużjoni totali tar-rit il-ġdid ma tkunx għalhekk konsistenti mal-aċċettazzjoni tal-valur u l-qdusija tiegħu."

Dan il-kliem mhux jien qed ngħidu imma huwa mislut mill-ittra li l-Papa Benedittu XVI, bagħat lill-Isqfijiet madwar id-dinja biex jispjega aħjar ir-raġunijiet li wassluh biex jippromulga l-Motu Proprio Summorum Pontificum.

Tkun ħasra, għalhekk, jekk f'Malta nidhru li aħna kontra r-Rit Tridentin. Għal aktar informazzjoni wieħed jista' jidħol fis-sit:


Il-Fgura
GODWIN XUEREB

Saturday, August 21, 2010

Important developments in Malta


In the past weeks there have been a number of interesting developments locally as far as the traditional Catholic movement is concerned:
a) at least 6 Holy Masses in the Extraordinary Form of the Latin Rite were held in 4 different churches by 4 different Maltese priests.
b) Alas, we are also informed that - at least - another Mass scheduled was cancelled following pressures by some of the local Church authorities.
This can only be a small setback in a future that looks promising. More on this in a future post.
NB None of the mentioned Holy Masses were organised by Pro Tridentina (Malta). We mainly informed people who have expressed interest in the Tridentine Mass. What is encouraging is that although Pro Tridentina (Malta) has been quite discreet till now, concrete results have already been achieved.
Godwin Xuereb
21 August 2010
Feast of St. Pius X, Pope

Sunday, August 8, 2010

Mons. Pozzo: La vera Chiesa - Che cosa ha detto il Concilio e che cosa gli fa dire l'"ideologia para-conciliare neomodernista"


Testo della conferenza di Mons. Guido Pozzo, Segretario della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei", fatta ai sacerdoti europei della Fraternità San Pietro il 2 luglio 2010 a Wigratzbad. La conferenza è molto importante per distinguere fra i testi del Concilio Ecumenico Vaticano II interpretati secondo la Tradizione, come chiede Benedetto XVI,e quella che mons. Pozzo chiama "l’ideologia conciliare, o più esattamente para-conciliare, che si è impadronita del Concilio fin dal principio, sovrapponendosi a esso" "diffusa soprattutto dai gruppi intellettualistici cattolici neomodernisti e dai centri massmediatici del potere mondano secolaristico".
 
Aspetti della ecclesiologia cattolica nella recezione del Concilio Vaticano II
 
Premessa 
Se si considera la Costituzione Dogmatica sulla Chiesa del Concilio Vaticano II, si rendono subito visibili la grandezza e l’ampiezza dell’approfondimento del mistero della Chiesa e del suo rinnovamento interiore, ad opera dei Padri conciliari.
Se però si legge o si ascolta molto di ciò che è stato detto da certi teologi, alcuni famosi, altri che inseguono una teologia dilettantistica, o da una diffusa pubblicistica cattolica post conciliare, non si può non essere assaliti da una profonda tristezza e non si possono non nutrire serie preoccupazioni. E’ davvero difficile concepire un contrasto maggiore di quello esistente tra i documenti ufficiali del Concilio Vaticano II, del Magistero pontificio posteriore, degli interventi della Congregazione per la Dottrina della Fede da un parte, e, dall’altra parte, le tante idee o le affermazioni ambigue, discutibili e spesso contrarie alla retta dottrina cattolica, che si sono moltiplicate negli ambienti cattolici e in genere nell’opinione pubblica.
Quando si parla del Concilio Vaticano II e della sua recezione, il punto chiave di riferimento ormai deve essere uno solo, quello che lo stesso Magistero pontificio ha formulato in modo chiarissimo e inequivocabile. Nel Discorso del 22 dicembre alla Curia Romana Papa Benedetto XVI si è così espresso: “Emerge la domanda: perché la recezione del Concilio, in grandi parti della Chiesa, finora si è svolta in modo così difficile ? Ebbene, tutto dipende dalla giusta interpretazione del Concilio – come diremmo oggi – dalla sua giusta ermeneutica, dalla giusta chiave di lettura e di applicazione. I problemi della recezione sono nati dal fatto che due ermeneutiche contrarie si sono trovate a confronto e hanno litigato tra loro. L’una ha causato confusione, l’altra, silenziosamente, ma sempre più visibilmente, ha portato e porta frutti. Da una parte esiste un’interpretazione che vorrei chiamare – aggiunge il Santo Padre –‘ermeneutica della discontinuità e della rottura’; essa non di rado si è potuta avvalere della simpatia dei mass-media, e anche di una parte della teologia moderna. Dall’altra parte c’è l’ ‘ermeneutica della riforma, del rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato; è un soggetto che cresce e si sviluppa, rimanendo però sempre lo stesso, unico soggetto del popolo di Dio in cammino” (cf. Benedetto XVI, Insegnamenti, vol. I, 2005, Ed. Vaticana, Città del Vaticano 2006, pp. 1023 sg.).
Evidentemente, se il Santo Padre parla di due interpretazioni o chiavi di lettura divergenti, una della discontinuità o rottura con la Tradizione cattolica, e una del rinnovamento nella continuità, ciò significa che la questione cruciale o il punto veramente determinante all’origine del travaglio, del disorientamento e della confusione che hanno caratterizzato e ancora caratterizzano in parte i nostri tempi non è il Concilio Vaticano II come tale, non è l’insegnamento oggettivo contenuto nei suoi Documenti, ma è l’interpretazione di tale insegnamento.
In questa esposizione mi propongo di sviluppare brevemente due aspetti particolari, allo scopo di mettere in luce i punti fermi per una interpretazione corretta della dottrina conciliare, a confronto con le deviazioni e gli equivoci provocati dall’ermeneutica della discontinuità:
I. L’unità e l’unicità della Chiesa cattolica.
II. La Chiesa cattolica e le religioni in rapporto alla salvezza.
 
Nella conclusione infine vorrei fare alcune considerazioni sulle cause dell’ermeneutica della discontinuità con la Tradizione, mettendo in risalto soprattutto la forma mentis che ne sta alla base.
I. L’unità e l’unicità della Chiesa cattolica.
 
1. Contro l’opinione, sostenuta da numerosi teologi, che il Vaticano II abbia introdotto cambiamenti radicali riguardo la comprensione della Chiesa, si deve constatare anzitutto che il Concilio rimane sul terreno della Tradizione per ciò che concerne la dottrina sulla Chiesa. Ciò tuttavia non esclude che il Concilio abbia prodotto nuovi orientamenti ed esplicitato alcuni determinati aspetti. La novità rispetto alle dichiarazioni precedenti il Concilio è già nel fatto che il rapporto della Chiesa cattolica verso le chiese ortodosse e le comunità evangeliche nate dalla Riforma luterana è trattato come tema a se stante e in modo formalmente positivo, mentre nell’Enciclica Mortalium animos di Pio XI (1928), ad esempio, lo scopo era quello di delimitare e distinguere nettamente la Chiesa cattolica dalle confessioni cristiane non cattoliche.
2. E tuttavia, in primo luogo, il Vaticano II insiste sulla posizione di unità e unicità della vera Chiesa, riferendosi alla Chiesa cattolica esistente: “E’ questa l’unica Chiesa di Cristo che nel simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica” (LG, 8). In secondo luogo, il Concilio risponde alla domanda su dove sia possibile trovare la vera Chiesa: “Questa Chiesa, costituita ed organizzata in questo mondo come società, sussiste nella Chiesa cattolica” (LG, 8). E per evitare ogni equivoco riguardo all’identificazione tra la vera Chiesa di Cristo e la Chiesa cattolica, si aggiunge che si tratta della Chiesa “governata dal Successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui” (LG, 8). L’unica Chiesa di Cristo ha dunque nella Chiesa cattolica la sua realizzazione, la sua esistenza, la sua stabilità. Non c’è nessuna altra Chiesa di Cristo accanto alla Chiesa cattolica. Con ciò si afferma – almeno implicitamente - che la Chiesa di Gesù Cristo non è divisa in se stessa, neanche nella sua sostanza e che la sua unità indivisa non viene annullata dalle tante separazioni dei cristiani.
Tale dottrina sull’indivisibilità della Chiesa di Cristo, della sua identificazione sostanziale con la Chiesa cattolica, è ribadita nei Documenti della Congregazione per la Dottrina della Fede, Mysterium Ecclesiae (1973), Dominus Iesus, 16 e 17 (2000) e nei Responsa ad dubia su alcune questioni ecclesiologiche (2007).
L'espressione subsistit in di Lumen gentium 8 significa che la Chiesa di Cristo non si è smarrita nelle vicende della storia, ma continua ad esistere come un unico e indiviso soggetto nella Chiesa cattolica. La Chiesa di Cristo sussiste, si ritrova e si riconosce nella Chiesa cattolica. In questo senso, vi è piena continuità con la dottrina insegnata precedentemente dal Magistero (Leone XIII, Pio XI e Pio XII).
3. Con la formula “subsistit in” la dottrina del Concilio – conformemente alla Tradizione cattolica – voleva esattamente escludere qualsiasi forma di relativismo ecclesiologico. Nello stesso tempo la sostituzione del “subsistit in” con l’ “est” adoperato dall’Enciclica Mystici Corporis di Pio XII, intende affrontare il problema ecumenico in modo più diretto ed esplicito di quanto si era fatto in passato. Sebbene la Chiesa sia soltanto una e si trovi in un unico soggetto, esistono però al di fuori di questo soggetto elementi ecclesiali veri e reali, che, tuttavia, essendo propri della Chiesa cattolica, spingono all’unità cattolica.
Il merito del Concilio è d’una parte di aver espresso l’unicità, l’indivisibilità e la non moltiplicabilità della Chiesa cattolica, e d’altra parte aver riconosciuto che anche nelle confessioni cristiane non cattoliche esistono doni ed elementi che hanno carattere ecclesiale, che giustificano e spingono ad operare per la restaurazione dell’unità di tutti i discepoli di Cristo. La pretesa di essere l’unica Chiesa di Cristo non può essere infatti interpretata al punto da non riconoscere la differenza essenziale tra i fedeli cristiani non cattolici e i non battezzati. Non è possibile infatti mettere sullo stesso piano quanto all’appartenenza alla Chiesa i cristiani non cattolici e coloro che non hanno ricevuto il battesimo. Il rapporto con la Chiesa cattolica da parte delle Chiese e Comunità ecclesiali cristiane non cattoliche non è tra il nulla e il tutto, ma è tra la parzialità della comunione e la pienezza della comunione.
4. Nel paradosso, per così dire, della differenza tra unicità della Chiesa cattolica ed esistenza di elementi realmente ecclesiali al di fuori di questo unico soggetto, si riflette la contradditorietà della divisione e del peccato. Ma tale divisione è qualcosa di totalmente diverso da quella visione relativistica che considera la divisione fra i cristiani non come una frattura dolorosa, ma come la manifestazione delle molteplici variazioni dottrinali di uno stesso tema, nel quale tutte le variazioni o divergenze sarebbero in qualche modo giustificate e dovrebbero fra loro riconoscersi e accettarsi come differenze o divergenze. L’idea che ne deriva è che l’ecumenismo dovrebbe consistere nel reciproco e rispettoso riconoscimento delle diversità, e il cristianesimo sarebbe alla fine l’insieme dei frammenti della realtà cristiana. Tale interpretazione del pensiero conciliare è espressione per l’appunto di quella discontinuità o rottura con la Tradizione cattolica e rappresenta una profonda falsificazione del Concilio.
5. Per recuperare una autentica interpretazione del Concilio nella linea di un’evoluzione nella continuità sostanziale con la dottrina tradizionale della Chiesa, occorre sottolineare che gli elementi di «santificazione e di verità» che le altre Chiese e Comunità cristiane hanno in comune con la Chiesa cattolica, costituiscono insieme la base per la reciproca comunione ecclesiale e il fondamento che le caratterizza in modo vero, autentico e reale. Sarebbe perònecessario aggiungere, per completezza, che quanto esse hanno di proprio, non condiviso dalla Chiesa cattolica e che separa da essa queste comunità, le connota come non-Chiesa. Esse quindi sono «strumento di salvezza» (UR 3) per quella parte che hanno in comune con la Chiesa cattolica e i loro fedeli seguendo questa parte comune possono raggiungere la salvezza; per quella parte invece che è estranea o opposta alla Chiesa cattolica, esse non sono strumenti di salvezza (salvo che si tratti di coscienza invincibilmente erronea; in tal caso il loro errore non è imputabile, sebbene si debba qualificare la coscienza comunque come erronea) [cf. ad es. il fatto delle ordinazioni di donne al sacerdozio e all’episcopato, o l’ordinazioni di persone omosessuali in certe comunità anglicane o vetero-cattoliche].
6. Il Vaticano II insegna che tutti i battezzati in quanto tali sono incorporati a Cristo (UR 3), ma nello stesso tempo dichiara che si può parlare soltanto di una aliqua communio, etsi non perfecta, tra i credenti in Cristo e battezzati non cattolici da una parte e la Chiesa cattolica dall'altra (UR 3).
Il battesimo costituisce il vincolo sacramentale dell'unità dei credenti in Cristo. Tuttavia esso di per sé è soltanto l'inizio e l'esordio, per così dire, perché il battesimo tende intrinsecamente all'acquisto della intera vita in Cristo. Pertanto il battesimo è ordinato all'integra professione di fede, all'integrale comunione nell'istituzione della salvezza voluta da Cristo, che è la Chiesa, e infine all'integrale inserzione nella comunione eucaristica (UR 22). E' evidente quindi che l'apparte­nenza ecclesiale non si può mantenere piena, se la vita battesimale ha poi un seguito sacramentale e dottrinale oggettivamente difettoso e alterato. Una Chiesa è pienamente identificabile soltanto laddove si trovano riuniti gli elementi «sacri» necessari e irrinunciabili che la costituiscono come Chiesa: la successione apostolica (che implica la comunione con il Successore di Pietro), i sacramenti, la sacra Scrittura. Quando qualcuno di questi elementi manca o è difettosamente presente, la realtà ecclesiale risulta alterata in proporzione della manchevolezza riscontrata. In particolare, il termine «Chiesa» può essere legittimamente riferito alle Chiese orientali separate, mentre non lo può essere alle Comunità nate dalla Riforma, poiché in queste ultime l'assenza della successione apostolica, la perdita della maggior parte dei sacramenti, e specialmente dell'eucaristia, feriscono e indeboliscono una parte sostanziale della loro ecclesialità (cf. Dominus Iesus, 16 e 17).
7. La Chiesa cattolica ha in sé tutta la verità, poiché è il Corpo e la Sposa di Cristo. Tuttavia non la comprende tutta pienamente. Perciò ha bisogno di essere guidata dallo Spirito «alla verità tutta intera» (Gv 16,13). Altro è l'essere, altra la conoscenza piena dell'essere. Perciò la ricerca e la conoscenza progredisce e si sviluppa. Anche i membri della Chiesa cattolica non sempre vivono all'altezza della sua verità e dignità. Perciò la Chiesa cattolica può crescere nella comprensione della verità, nel senso di appropriarsi consapevolmente e riflessamente di ciò che ontologicamente ed esistenzialmente essa è già. In questo contesto si capisce l'utilità e la necessità del dialogo ecumenico, per recuperare ciò che eventualmente sia stato emarginato o trascurato in determinate epoche storiche e integrare nella sintesi dell'esistenza cristiana nozioni in parte dimenticate. Il dialogo con i non cattolici non è mai sterile né formale, nel presupposto però che la Chiesa è consapevole di avere nel suo Signore la pienezza della verità e dei mezzi salvifici.
Le suddette puntualizzazioni dottrinali consentono di sviluppare una teologia in piena continuità con la Tradizione e nello stesso tempo in linea con l’orientamento e l’approfondimento voluto dal Concilio Vaticano II e dal Magistero successivo fino ad oggi.
II. La Chiesa cattolica e le religioni in rapporto alla salvezza.
 
E’ normale che, in un mondo che cresce sempre più assieme fino a produrre un villaggio globale, anche le religioni si incontrino. Così oggi la coesistenza di religioni diverse caratterizza sempre più la quotidianità degli uomini. Ciò conduce non solo ad un avvicinamento esteriore di seguaci di religioni diverse, ma contribuisce ad uno sviluppo di interessi verso sistemi di religioni fino ad oggi sconosciute. Nell’Occidente prevale sempre più nella coscienza collettiva la tendenza dell’uomo moderno a coltivare la tolleranza e la liberalità, abbandonando sempre più la pretesa del Cristianesimo ad essere la “vera” religione. La cosiddetta pretesa di assolutezza del cristianesimo, tradotta nella formula tradizionale dell’unica Chiesa in cui soltanto vi è la salvezza, incontra oggi tra i cattolici e gli evangelici incomprensione e rifiuto. Alla formula classica “extra Ecclesiam nulla salus”, oggi si sostituisce spesso la formula “extra Ecclesiam multa salus”.
Le conseguenze di questo relativismo religioso non sono soltanto di ordine teoretico, ma hanno riflessi devastanti di ordine pastorale. E’ sempre più diffusa l’idea che la missione cristiana non deve più perseguire il fine della conversione delle genti al Cristianesimo, ma la missione si limita ad essere o pura testimonianza della propria fede o impegno nella solidarietà e nell’amore fraterno per la realizzazione della pace tra i popoli e della giustizia sociale.
In tale contesto si può osservare una deficienza fondamentale, cioè la perdita della questione della verità. Venendo a mancare la domanda sulla verità, cioè sulla vera religione, l’essenza della religione non si differenzia più dalla sua mistificazione, cioè la fede non riesce a distinguersi più dalla superstizione, l’esperienza autentica religiosa non si distingue più dall’illusione, la mistica non si distingue più dal falso misticismo. Infine, senza la pretesa di verità, anche l’apprezzamento per ciò che è giusto e valido nelle diverse religioni, diventa contraddittorio, perché manca il criterio di verità per constatare ciò che di vero e di buono c’è nelle religioni.
E’ quindi necessario e urgente oggi richiamare i punti fermi della dottrina cattolica sul rapporto tra Chiesa e religioni in ordine alla questione della verità e della salvezza, salvaguardando l’identità profonda della missione cristiana di evangelizzazione. Presentiamo una sintesi ordinata dell’insegnamento del Magistero al riguardo, che mette in luce come anche su questo aspetto esiste una continuità sostanziale del pensiero cattolico, pur nella ricchezza delle sottolineature e delle prospettive emergenti nel Concilio Vaticano II e nel più recente Magistero pontificio.
1. Il mandato missionario. Cristo ha inviato i suoi Apostoli perché “nel suo Nome” “siano predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati” (Lc 24, 47). “Ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28,19). La missione di battezzare, dunque la missione sacramentale, è implicita nella missione di evangelizzare, poiché il sacramento è preparato dalla Parola di Dio e dalla fede, la quale è consenso a questa Parola (cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, 1122).
2. Origine e scopo della missione cristiana. Il mandato missionario del Signore ha la sua ultima origine nell’amore eterno della Santissima Trinità e il fine ultimo della missione altro non è che di rendere partecipi gli uomini della comunione che esiste tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo (cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, 850).
3. Salvezza e Verità. “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi e arrivino alla conoscenza della verità” (1 Tim 2,4). Ciò significa che “Dio vuole la salvezza di tutti attraverso la conoscenza della verità. La salvezza si trova nella verità” (Dich. Dominus Iesus, 22). “La certezza della volontà salvifica universale di Dio non allenta, ma aumenta il dovere e l’urgenza dell’annuncio della salvezza e della conversione al Signore Gesù Cristo” (Ibid).
4. La vera religione. Il Concilio Vaticano II “professa che lo stesso Dio ha fatto conoscere al genere umano la via, attraverso la quale gli uomini, servendolo, possono in Cristo trovare salvezza e divenire beati. Questa unica vera religione crediamo che sussista nella Chiesa cattolica e apostolica, alla quale il Signore ha affidato la missione di comunicarla a tutti gli uomini” ( Dich.Dignitatis humanae, 1).
5. Missione ad gentes e dialogo inter-religioso. Il dialogo inter-religioso fa parte della missione evangelizzatrice della Chiesa. “Inteso come metodo e come mezzo per una conoscenza e un arricchimento reciproco, esso non soltanto non si contrappone alla missio ad gentes, anzi ha speciali legami con essa e ne è un’espressione” (Lett. Enc. Redemptoris missio, 55). “Il dialogo non dispensa dall’evangelizzazione”(ibid.) né può sostituirla, ma accompagna la missio ad gentes (cf.Congregatio pro Doctrina Fidei, Dich. Dominus Iesus, 2 e Nota sull’evangelizzazione). “I credenti possono trarre profitto per se stessi da questo dialogo, imparando a conoscere meglio “tutto ciò che di verità e di grazia era già riscontrabile, per una presenza nascosta di Dio, in mezzo alle genti” (Dich. Ad gentes, 9). Se infatti essi annunciano la Buona Novella a coloro che la ignorano, è per consolidare, completare ed elevare la verità e il bene che Dio ha diffuso tra gli uomini e i popoli, e per purificarli dall’errore e dal male “per la gloria di Dio, la confusione del demonio e la felicità dell’uomo” (Ibid.)” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 856).
6. Quanto al rapporto tra Cristianesimo, ebraismo e islam, il Concilio non afferma affatto la teoria, che purtroppo si sta diffondendo nella coscienza dei fedeli, secondo la quale le tre religioni monoteiste (ebraismo, islamismo e cristianesimo) siano come dei rami di una stessa rivelazione divina. La stima verso le religioni monoteiste non diminuisce e non limita in alcun modo il compito missionario della Chiesa: “la Chiesa annuncia ed è tenuta ad annunciare incessantemente che Cristo è la via, la verità e la vita (Gv 14,6) in cui gli uomini trovano la pienezza della vita religiosa” (Nostra aetate, 2).
7. Il legame della Chiesa con le altre religioni non cristiane. “La Chiesa riconosce nelle altre religioni la ricerca, ancora “nelle ombre e nelle immagini” (Cost. Dogm. Lumen gentium, 16) di “un Dio ignoto”, ma vicino, “poiché è Lui che dà a tutti la vita e respiro ad ogni cosa”. Pertanto la Chiesa considera “tutto ciò che di buono e di vero” si trova nelle religioni “come una preparazione al Vangelo, e come dato da Colui che illumina ogni uomo affinché abbia finalmente la vita” (Ibid.)” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 843). “Ma nel loro comportamento religioso, gli uomini mostrano anche limiti ed errori che sfigurano l’immagine di Dio” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 844): “molto spesso gli uomini, ingannati dal Maligno, hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e hanno scambiato la verità divina con la menzogna, servendo la creatura piuttosto che il Creatore, oppure vivendo e morendo senza Dio in questo mondo, sono esposti alla disperazione finale “ (Cost. Dogm. Lumen gentium, 16).
8. La Chiesa sacramento universale della salvezza. La salvezza viene da Cristo per mezzo della Chiesa che è il suo Corpo (cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, 846). “Deve essere fermamente creduto che “la Chiesa pellegrina è necessaria alla salvezza. Infatti solo Cristo è mediatore e la via della salvezza; egli si rende presente a noi nel suo Corpo che è la Chiesa”(Cost. Dogm. Lumen gentium, 14)” (Dominus Iesus, 20). La Chiesa è “sacramento universale di salvezza” (Cost. Dogm. Lumen gentium, 48) perché, sempre unita in modo misterioso e subordinata a Gesù Cristo Salvatore, suo Capo, nel disegno di Dio ha un’imprescindibile relazione con la salvezza di ogni uomo.
9. Valore e funzione delle religioni in ordine alla salvezza. “Secondo la dottrina cattolica si deve ritenereche “quanto lo Spirito opera nel cuore degli uomini e nella storia dei popoli, nelle culture e religioni, assume un ruolo di preparazione evangelica (Lett. Enc. Redemptoris missio, 29)”. E’ dunque legittimo sostenere che lo Spirito Santo opera la salvezza nei non cristiani anche mediante quegli elementi di verità e di bontà presenti nelle varie religioni; ma è del tutto erroneo e contrario alla dottrina cattolica “ritenere queste religioni, considerate come tali, vie di salvezza, anche perché in esse sono presenti lacune, insufficienze ed errori, che riguardano le verità fondamentali su Dio, l’uomo e il mondo” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Notificazione a proposito del libro di J. Dupuis: “Verso una teologia cristiana del pluralismo religioso”, 8).
Riassumendo, risulta chiaro che l’autentico annuncio della Chiesa in relazione alla sua pretesa di assolutezza non è sostanzialmente cambiato dopo l’insegnamento del Vaticano II. Esso esplicita alcuni motivi che completano tale insegnamento, evitando un contesto polemico e bellicoso, e riportando in equilibrio gli elementi dottrinali considerati nella loro integrità e totalità.
Conclusione
 
Che cosa sta all’origine dell’interpretazione della discontinuità o della rottura con la Tradizione?
Sta ciò che possiamo chiamare l’ideologia conciliare, o più esattamente para-conciliare, che si è impadronita del Conciliofin dal principio, sovrapponendosi a esso. Con questa espressione, non si intende qualcosa che riguarda i testi del Concilio, né tanto meno l’intenzione dei soggetti, ma il quadro di interpretazione globale in cui il Concilio fu collocato e che agì come una specie di condizionamento interiore nella lettura successiva dei fatti e dei documenti. Il Concilio non è affatto l’ideologia paraconciliare, ma nella storia della vicenda ecclesiale e dei mezzi di comunicazione di massa ha operato in larga parte la mistificazione del Concilio, cioè appunto l’ideologia paraconciliare. Perché tutte le conseguenze dell’ideologia paraconciliare venissero manifestate come evento storico, si dovette verificare la rivoluzione del ’68, che assume come principio la rottura con il passato e il mutamento radicale della storia. Nell’ideologia paraconciliare il ’68 significa una nuova figura di Chiesa in rottura con il passato, anche se le radici di questa rottura erano già da qualche tempo presenti in certi ambienti cattolici.
Tale quadro di interpretazione globale, che si sovrappone in modo estrinseco al Concilio, si può caratterizzare principalmente da questi tre fattori:
1) Il primo fattore è la rinuncia all’anathema, cioè alla netta contrapposizione tra ortodossia ed eresia.
In nome della cosiddetta “pastoralità” del Concilio, si fa passare l’idea che la Chiesa rinuncia alla condanna dell’errore, alla definizione dell’ortodossia in contrapposizione all’eresia. Si contrappone la condanna degli errori e l’anatema pronunciato dalla Chiesa in passato su tutto ciò che è incompatibile con la verità cristiana al carattere pastorale dell’insegnamento del Concilio, che ormai non intenderebbe più condannare o censurare, ma soltanto esortare, illustrare o testimoniare.
In realtà non c’è nessuna contraddizione tra la ferma condanna e confutazione degli errori in campo dottrinale e morale e l’atteggiamento di amore verso chi cade nell’errore e di rispetto della sua dignità personale. Anzi, proprio perché il cristiano ha un grande rispetto per la persona umana, si impegna oltre ogni limite per liberarla dall’errore e dalle false interpretazioni della realtà religiosa e morale.
L’adesione alla persona di Gesù Figlio di Dio, alla sua Parola e al suo mistero di salvezza, esige una risposta di fede semplice e chiara, quale è quella che si trova nei simboli della fede e nella regula fidei. La proclamazione della verità della fede implica sempre anche la confutazione dell’errore e la censura delle posizioni ambigue e pericolose che diffondono incertezza e confusione nei fedeli.
Sarebbe quindi sbagliato e infondato ritenere che dopo il Concilio Vaticano II il pronunciamento dogmatico e censorio del Magistero debba essere abbandonato o escluso, così come sarebbe altrettanto sbagliato ritenere che l’indole espositiva e pastorale dei Documenti del Concilio Vaticano II non implichi anche una dottrina che esige il livello di assenso da parte dei fedeli secondo il diverso grado di autorità delle dottrine proposte.
2) Il secondo fattore è la traduzione del pensiero cattolico nelle categorie della modernità. L’apertura della Chiesa alle istanze e alle esigenze poste dalla modernità (vedi Gaudium et Spes) viene interpretata dall’ideologia para-conciliare come necessità di una conciliazione tra Cristianesimo e pensiero filosofico e ideologico culturale moderno. Si tratta di un’operazione teologica e intellettuale che ripropone nella sostanza l’idea del modernismo, condannato all’inizio del Novecento da S. Pio X.
La teologia neo-modernistica e secolaristica ha cercato l’incontro con il mondo moderno proprio alla vigilia della dissoluzione del “moderno”. Con il crollo del cosiddetto “socialismo reale” nel 1989 sono crollati quei miti della modernità e della irreversibilità dell’emancipazione della storia che rappresentavano i postulati del sociologismo e del secolarismo. Al paradigma della modernità succede infatti oggi quello post-moderno del “caos” o della “complessità pluralistica”, il cui fondamento è il relativismo radicale. Nell’Omelia dell’allora Cardinale Joseph Ratzinger, prima di essere eletto Papa, in occasione della celebrazione liturgica “Pro eligendo pontifice”(18/04/2005), viene focalizzato il centro della questione: “Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero…La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde, gettata da un estremo all’altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all’individualismo radicale; dall’ateismo ad un vago misticismo religioso; dall’agnosticismo al sincretismo e così via…Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”.
Di fronte a questo processo occorre innanzitutto recuperare il senso metafisico della realtà (cf. Enciclica Fides et ratio di Papa Giovanni Paolo II) ed una visione dell’uomo e della società fondata su valori assoluti, metastorici e permanenti. Questa visione metafisica non può prescindere da una riflessione sul ruolo nella storia della Grazia, cioè del Soprannaturale, di cui la Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, è depositaria. La riconquista del senso metafisico con il lumen rationis deve essere parallela a quella del senso soprannaturale con il lumen fidei.
Al contrario, l’ideologia para-conciliare ritiene che il messaggio cristiano deve essere secolarizzato e reinterpretato secondo le categorie della cultura moderna extra e anti ecclesiale, compromettendone l’integrità, magari col pretesto di un “opportuno adattamento” ai tempi. Il risultato è la secolarizzazione della religione e la mondanizzazione della fede.
Uno degli strumenti per mondanizzare la Religione è costituito dalla pretesa di modernizzarla adeguandola allo spirito moderno. Questa pretesa ha condotto il mondo cattolico ad impegnarsi in un “aggiornamento”, che costituiva in realtà in una progressiva e a volte inconsapevole omologazione della mentalità ecclesiale con il soggettivismo e il relativismo imperanti. Questo cedimento ha portato ad un disorientamento nei fedeli privandoli della certezza della fede e della speranza nella vita eterna, come fine prioritario dell'esistenza umana.
3) Il terzo fattore è l’interpretazione dell’aggiornamento voluto dal Concilio Vaticano II.
Con il termine “aggiornamento”, Papa Giovanni XXIII volle indicare il compito prioritario del Concilio Vaticano II. Questo termine nel pensiero del Papa e del Concilio non esprimeva però ciò che invece è accaduto in suo nome nella recezione ideologica del dopo-Concilio. “Aggiornamento” nel significato papale e conciliare voleva esprimere la intenzione pastorale della Chiesa di trovare i modi più adeguati e opportuni per condurre la coscienza civile del mondo attuale a riconoscere la verità perenne del messaggio salvifico di Cristo e della dottrina della Chiesa. Amore per la verità e zelo missionario per la salvezza degli uomini sono alla base i principi dell’azione di “aggiornamento” voluto e pensato dal Concilio Vaticano II e dal Magistero pontificio successivo.
Invece dall’ideologia para-conciliare, diffusa soprattutto dai gruppi intellettualistici cattolici neomodernisti e dai centri massmediatici del potere mondano secolaristico, il termine “aggiornamento” venne inteso e proposto come il rovesciamento della Chiesa di fronte al mondo moderno: dall’antagonismo alla recettività. La Modernità ideologica – che certamente non deve essere confusa con la legittima e positiva autonomia della scienza, della politica, delle arti, del progresso tecnico – si è posta come principio il rifiuto del Dio della Rivelazione cristiana e della Grazia. Essa non è quindi neutrale di fronte alla fede. Ciò che fece pensare ad una conciliazione della Chiesa con il mondo moderno portò così paradossalmente a dimenticare che lo spirito anticristiano del mondo continua ad operare nella storia e nella cultura. La situazione postconciliare venne così descritta già da Paolo VI nel 1972:
“Da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio: c’è il dubbio, l’incertezza, la problematica, l’inquietudine. E’ entrato il dubbio nelle nostre coscienze ed è entrato per finestre che invece dovevano essere aperte alla luce. Anche nella Chiesa regna questo stato di incertezza. Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. E’ venuta invece una giornata di nuvole, di tempeste, di buio, di ricerca, di incertezza. Come è avvenuto questo? Vi confidiamo un nostro pensiero: c’è stato l’intervento di un potere avverso: il suo nome è il diavolo, questo misterioso essere a cui si fa allusione anche nella lettera di san Pietro” (Paolo VI, Insegnamenti, Ed. Vaticana,vol. X, 1972, p. 707).
Purtroppo gli effetti di quanto individuato da Paolo VI non sono scomparsi. Un pensiero estraneo è entrato nel mondo cattolico, gettando scompiglio, seducendo molti animi e disorientando i fedeli. Vi è uno “spirito di autodemolizione” che pervade il modernismo, che si è impadronito, tra l’altro, di gran parte della pubblicistica cattolica. Questo pensiero estraneo alla dottrina cattolica si può constatare ad esempio sotto due aspetti.
Un primo aspetto è la visione sociologica della fede, cioè un’interpretazione che assume il sociale come chiave di valutazione della religione, e che ha comportato una falsificazione del concetto di chiesa secondo un modello democratico. Se si osservano le discussioni attuali sulla disciplina, sul diritto, sul modo di celebrare la liturgia, non si può evitare di registrare che questa falsa comprensione della Chiesa è diventata diffusa tra i laici e teologi secondo lo slogan: Noi siamo il popolo, noi siamo Chiesa (Kirche von unten). Il Concilio in realtà non offre alcun fondamento a questa interpretazione, poiché l’immagine del popolo di Dio riferita alla Chiesa è sempre legata alla concezione della chiesa come Mistero, come comunità sacramentale del corpo di Cristo, composto da un popolo che ha un capo e da un organismo sacramentale composto da membra gerarchicamente ordinate. La Chiesa non può quindi diventare una democrazia, in cui il potere e la sovranità derivano dal popolo, poiché la Chiesa è una realtà che proviene da Dio ed è fondata da Gesù Cristo. Essa è intermediaria della vita divina, della salvezza e della verità, e dipende dalla sovranità di Dio, che una sovranità di grazia e di amore. La Chiesa è allo stesso tempo dono di grazia e struttura istituzionale, perché così ha voluto il suo Fondatore: chiamando gli Apostoli, “Gesù ne istituì dodici” (Mc 3,13).
Un secondo aspetto, su cui attiro la vostra attenzione, è l’ideologia del dialogo. Secondo il Concilio e la Lettera Enciclica di Paolo VI Ecclesiam suam, il dialogo è un importante e irrinunciabile mezzo per il colloquio della Chiesa con gli uomini del proprio tempo. Ma l’ideologia paraconciliare trasforma il dialogo da strumento a scopo e fine primario dell’azione pastorale della Chiesa, svuotando sempre più di senso e oscurando l’urgenza e l’appello alla conversione a Cristo e all’appartenenza alla Sua Chiesa.
Contro tali deviazioni, occorre ritrovare e recuperare il fondamento spirituale e culturale della civiltà cristiana, cioè la fede in Dio, trascendente e creatore, provvidente e giudice, il cui Figlio Unigenito si è incarnato, è morto e risuscitato per la redenzione del mondo e ha effuso la grazia dello Spirito Santo per la remissione dei peccati e per rendere gli uomini partecipi della natura divina. La Chiesa, Corpo di Cristo, istituzione divino-umana, è il sacramento universale della salvezza e l’unità degli uomini, di cui essa è segno e strumento, è nel senso di unire gli uomini a Cristo mediante il suo Corpo, che è la Chiesa.
L’unità di tutto il genere umano, di cui parla LG, 1, non deve essere intesa quindi nel senso di raggiungere la concordia o la riunificazione delle varie idee o religioni o valori in un “regno comune o convergente”, ma essa si ottiene riconducendo tutti all’unica Verità, di cui la Chiesa cattolica è depositaria per affidamento di Dio stesso. Nessuna armonizzazione delle dottrine “varie e peregrine”, ma annuncio integro del patrimonio della verità cristiana, nel rispetto della libertà di coscienza, e valorizzando i raggi di verità sparsi nell’universo delle tradizioni culturali e delle religioni del mondo, opponendosi nello stesso tempo alle visioni che non coincidono e non sono compatibili con la Verità, che è Dio rivelato in Cristo.
Concludo ritornando alle categorie interpretative suggerite da Papa Benedetto nel Discorso alla Curia Romana, citato all’inizio. Esse non fanno riferimento al consueto e obsoleto schema ternario: conservatori, progressisti, moderati, ma si appoggiano su un binario squisitamente teologico: due ermeneutiche, quella della rottura e quella della riforma nella continuità. Occorre imboccare quest’ultimo indirizzo nell’affrontare i punti controversi, liberando, per così dire, il Concilio dal para-concilio che si è mescolato ad esso, e conservando il principio dell’integrità della dottrina cattolica e della piena fedeltà al deposito della fede trasmesso dalla Tradizione e interpretato dal Magistero della Chiesa.

Monday, July 19, 2010

Letter of Cardinal Ratzinger to a renowned German Theologian in 2004

(Translated from the German language by George Mueller, Ph. D.)

On June 23, 2004, Cardinal Ratzinger wrote a letter in German to Herr Doctor Heinz-Lothar Barth, a reputed theological author and professor at the University of Bonn. This letter was in response to a letter Dr. Barth wrote to the Cardinal regarding the Traditional Latin Mass.

Very honored Doctor Barth!

Heartfelt thanks for your letter of April 6th, the response to which I only now find the time to make. You ask that I involve myself in the wider authorization of the old Roman Rite. You yourself already know that for my part, such a request does not fall on deaf ears; indeed, my involvement in this wish has, as it happens, become generally known.

However, whether the Holy See “will once again worldwide and without limit authorize” the old rite as you wish it and have heard through rumor may happen, cannot be simply said or entirely confirmed. One must always reckon with the fact that too many Catholics have been inoculated for years with an aversion to the traditional liturgy, which they disdainfully call “pre-conciliar” and likewise with considerable opposition on the part of many bishops against a general reauthorization [of the old rite].

The situation is different if one considers a limited re-authorization: indeed the demand for the old liturgy is also limited. I know that its value does not depend on demand, but the question about the number of interested priests and laity plays, nevertheless, a sure role in this [re-authorization]. Moreover, such a measure can be translated into action only step by step today, now a good thirty years after the introduction of the liturgy reform of Pope Paul VI: to act hastily would not be for the good.

I believe, however, that in the long run the Roman Church must again have a single Roman rite: the existence of two official rites in practice is for the bishops and priests quite hard to “manage.” The Roman rite of the future ought to be a single rite, celebrated in Latin or in the language of the country, but completely based on the tradition of the [old] handed-down rite; it could take in some new elements that have proven themselves, such as new feasts, some new prefaces in the Mass, a wider order of readings – more choices than before, but not too many – an “Oratio fidelium,” i.e., a fixed litany of prayers after the Oremus before the Offertory, where it earlier had its place.

If you, honored Doctor Barth, involve yourself in this manner in your request for the Liturgy, you will assuredly not stand alone, and you will prepare “public opinion in the Church” for eventual measures in favor of an expanded use of the earlier liturgical books. However, one ought to be cautious in awakening all too high, maximum expectations in the tradition-bound faithful.

I take the opportunity to thank you for your treasured involvement with regard to the liturgy of the Roman Church in your books and lectures, even though here and there I should wish for more love and understanding for the teaching authority of the Pope and bishops.

May the seed that you sow, grow up, and bear fruit for the renewed life of the Church, whose “source and summit,” indeed whose true heart is and must remain the liturgy.

Gladly do I bestow on you the blessing you ask and I remain with heartfelt greetings,

Yours,


Joseph Cardinal Ratzinger




Kumment: dan id-dokument mill-Kardinal Ratzinger jghinna nifhmu aktar il-hsieb ta' Papa Benedittu XVI fuq il-Liturgija.

Wednesday, July 7, 2010

The Popes and Latin


What the post-Vatican Council II Popes said about Latin

Pope John XXIII: The Catholic Church has a dignity far surpassing that of any merely human society. For it was founded by Christ the Lord. It is altogether fitting, therefore, that the language it uses should be noble, majestic, and non-vernacular. (Veterum Sapientia, 1962)

Pope John Paul II: has recommended the use of Latin in the Roman liturgy and in seminary training. In a message to a conference being held at the Salesian University in Rome, the Holy Father emphasized that Latin remains the official language of the Catholic Church, and expressed his desire that 'the love of that language would grow ever strong among candidates for the priesthood.' The Pope's message itself was written in Latin, and read by Cardinal Angelo Sodano, the Vatican Secretary of State. The conference to which the Pope addressed this message was commemorating the 40th anniversary of Veterum Sapientia, the apostolic constitution in which Pope John XXIII wrote of the importance of Latin as an important part of 'the patrimony of human civilization.' Pope John Paul underlined the same message, pointing out that the use of Latin 'is an indispensable condition for a proper relationship between modernity and antiquity, for dialogue among different cultures, and for reaffirming the identity of the Catholic priesthood.' (CWNews, 2002)

Pope Benedict XVI: In order to express more clearly the unity and universality of the Church, I wish to endorse the proposal made by the Synod of Bishops, in harmony with the directives of the Second Vatican Council, that, with the exception of the readings, the homily and the prayer of the faithful, it is fitting that such liturgies be celebrated in Latin. Similarly, the better-known prayers of the Church's tradition should be recited in Latin and, if possible, selections of Gregorian chant should be sung. Speaking more generally, I ask that future priests, from their time in the seminary, receive the preparation needed to understand and to celebrate Mass in Latin, and also to use Latin texts and execute Gregorian chant; nor should we forget that the faithful can be taught to recite the more common prayers in Latin, and also to sing parts of the liturgy to Gregorian chant. (Sacramentum Caritatis, 2007)

Godwin Xuereb
President, Pro Tridentina (Malta)